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la notte di San Giovanni

Quando ero ragazzina, finita la scuola in estate andavo in campagna. Ricordo che la sera del 23 giugno si radunavano le famiglie dei contadini in luogo aperto e accendevano dei grandi falò: poi lentamente, quando la fiamma si acquietava, arrivava il momento più divertente e tanto atteso: si saltava il fuoco in segno di prosperità e di allegria.


Sempre quella notte mia nonna metteva in infusione in un catino di alluminio delle erbe profumate e aromatiche appena raccolte, il così detto "mazzetto odoroso" per preparare l'acqua di San Giovanni e coglieva le noci con il mallo ancora verde e amaro per preparare il nocino: un liquore scuro e corposo da usare in inverno come digestivo...e noi contenti di fare baldoria fino a tardi, la chiamavamo la grande festa dell'estate!!!


Le cimette io cogliea della mortella
spigo, timo, cedrina e vigorosa
menta, con rosmarino e nipitella
foglie di noce e qualche ultima rosa.

E tutta, entro una conca, l'odorosa
boccetta esposta alla Diana stella
con limpid'acqua, v'infondea gelosa
le spiche d'aglio e il pan, la nostra ancella.

Io ne ridea e le movea domanda:
perchè dell'aglio col maligno odore
offender l'aromatica lavanda?
Ella, facendo il segno della croce:
l'aglio di San Giovanni ha gran valore,
nè della strega or più l'occhio gli nuoce.



Rosi


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